Sei uno psicologo?         Iscriviti

PSICOLOGI in Italia

 
Attacchi di Panico
Attacchi di panico: un ipotesi psicodinamica
 
Quali sono le cause psicologiche dell'ansia e del panico?
 
Il primo passo per combattere gli Attacchi di Panico
 
Training Autogeno
(esercizio del cuore)

 
La paura dei cambiamenti
 
Quella strana angoscia che ci assale all'improvviso
 
Sciogliere le simbiosi: dal panico all'autonomia
 
La paura di se stessi
 
L'antidodo per le paure, scoprire ed interrogarsi
 
Il panico, l'ansia ed il bisogno di protezione
 
Dall'ansia alla comprensione: il rapporto con le emozioni, le emozioni nei rapporti
 
Dal panico al rapporto con se stessi: pretesti e legittimazioni
 
Ansia, Panico e adempitività: come uscire dalla passività?
 
Ipnosi e attacchi di panico
 
psicologi psicoterapeuti basilicata
Mappa sito
 
Dott. Marco Ventola >Il panico, l'ansia ed il bisogno di protezione
 
Il panico, l'ansia ed il bisogno di protezione

Nel linguaggio comune si usa dire che si è vissuto in maniera ovattata, laddove l’ovatta è al tempo stesso un materiale usato per proteggere le ferite, ed un contenitore comodo e morbido.

Viver nell’ovatta è come se anticipare mentalmente le ferite e le scottature che il mondo procura, evitando di confrontarsi in prima persona: cosicché il problema dell’autonomia viene evaso sulla base della legittimazione dell’amore.

In alcuni rapporti affettivi si può sentire dire che l’altro è come una droga: ciò sta a significare lo stato di dipendenza che si sta vivendo attraverso la relazione. In effetti possiamo ritenere che inizialmente in un rapporto d’amore la dimensione di dipendenza sia quasi un passo obbligato.

Tuttavia successivamente si deve trovare il coraggio di sperimentare l’autonomia all’interno del rapporto, poiché solo la capacità di donarsi spazi di autonomia personale permette alla relazione di crescere.

Se si rimane dentro la fantasia di giocarsi le relazioni affettive perdendo i propri confini psicologici e vivendo in uno stato perenne di fusionalità con l’altro si corre il rischio di non capire nulla di se stessi.

Questo comporta un grande impegno che è da mettersi in riferimento al fermarsi a riflettere, interrompere il turbinio di azioni ed emozioni da cui veniamo rapiti per poter entrare in contatto con la propria interiorità.

Una altra modalità per rimanere letteralmente "legati" all’altro rinunciando a se stessi consiste nel vivere in maniera oppositiva la relazione: chi non si trova mai d’accordo, chi guarda sempre dall’altro lato non riuscendo a condividere mai nulla, comunica qualcosa di molto importante: esprime una dimensione di insicurezza personale che si organizza attraverso il contrasto con l’altro.

Essere sempre accondiscendente od opporsi in ogni momento rappresentano in definitiva due facce della stessa medaglia; infatti in tutti e due i casi si reagisce, si dipende dall’altro per quanto riguarda le proprie scelte, e le proprie idee.

Ma solo quando ci si accorge che è la stessa persona attraverso la sua definizione della realtà relazionale che ha organizzato l’ansia ed il panico allora si può procedere verso il cambiamento; in quel preciso momento sarà la stessa ansia ad essere il ponte per attraversare il proprio mondo interno e che permetterà al soggetto di assumersi il rischio della propria esistenza.

Io credo che l’ansia sia qualcosa che avvenga all’interno della relazione con riferimento ad un progetto che è in parte oscuro a chi lo formula e che rende impossibile lo sviluppo del rapporto stesso.

Se si riesce, come afferma Jung, a comprendere che "La conoscenza poggia non solo sulla verità, bensì anche sull’errore" allora avremo una nuova chiave di lettura dei rapporti umani.

Incontrare l’errore vuol dire sperimentarci con ciò che non era previsto, con ciò che non era programmato a priori, con l’altro che diventa uno stimolo alla propria emozionalità.

Quando però questa situazione si cronicizza, il dubbio sulle proprie capacità può coinvolgere l’intera propria esistenza ed assumere la forma di sfiducia costante verso se stessi; ed è a questo punto di tale revisione globale del nostro essere che iniziamo a percorrere una strada senza uscita a tal punto da far si che chi soffre di panico spesso ha bisogno di qualcuno, di solito un parente, come accompagnatore.

Ci si difende da tutto ciò che crea un qualche coinvolgimento e paradossalmente si evita di apprendere ciò che sicuramente è più importante capire; cioè che proprio da quella emozione che spesso ci ostiniamo a chiamare negativa possiamo ricavare qualcosa di utile.

C’è la tendenza ad evitare tutto ciò che non rientra nei nostri schemi, ci allontaniamo da tutte quelle persone che ci creano sconvolgimenti negativi, pensando che sia la soluzione ottimale per una vita tranquilla.

 


Siti amici: Psicologi Italia - Dentisti Italia

psicologi psicoterapeuti basilicata
Psicologi Abruzzo
psicologi psicoterapeuti basilicata
Psicologi Basilicata
psicologi psicoterapeuti calabria
Psicologi Calabria
psicologi psicoterapeuti campania
Psicologi Campania
psicologi psicoterapeuti emilia romagna
Psicologi E.Romagna
psicologi psicoterapeuti friuli venezia giulia
Psicologi Friuli V.Giulia
psicologi psicoterapeuti lazio
Psicologi Lazio
psicologi psicoterapeuti liguria
Psicologi Liguria
psicologi psicoterapeuti lombardia
Psicologi Lombardia
psicologi psicoterapeuti marche
Psicologi Marche
psicologi psicoterapeuti molise
Psicologi Molise
psicologi psicoterapeuti piemonte
Psicologi Piemonte
psicologi psicoterapeuti puglia
Psicologi Puglia
psicologi psicoterapeuti sardegna
Psicologi Sardegna
psicologi psicoterapeuti sicilia
Psicologi Sicilia
psicologi psicoterapeuti toscana
Psicologi Toscana
psicologi psicoterapeuti trentino alto adige
Psicologi Trentino A.A.
psicologi psicoterapeuti umbria
Psicologi Umbria
psicologi psicoterapeuti val d'aosta
Psicologi Val D'Aosta
psicologi psicoterapeuti veneto
Psicologi Veneto

Copyrhigt 2004 di Psicologi-Italia.it - Tutti i diritti sono riservati
Le informazioni fornite attraverso questo sito non possono sostituire la valutazione diretta da parte dello specialista