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Gli attacchi di panico – come riconoscerli

Quando uno stato d’ansia raggiunge livelli molto alti ci si trova di fronte ad un attacco di panico. La sensazione che vive il soggetto è diversa: c’è chi si sente assalito o braccato, chi avverte una mancanza di respiro, chi non riesce più a muoversi da sentirsi paralizzato, e chi ancora sente il cuore in gola. Queste espressioni sono solo alcune di quelle che descrive un paziente quando è affetto da questo sintomo, frequente in questa società tecnologica e, oggi, ben identificato vista ormai la copiosa classificazione dei disturbi di salute mentale, ampliatasi ulteriormente con il DSM 5.

È indubbio che, un attacco di panico altro non è che un grave disagio, spesso improvviso, talvolta ingestibile e richiede un intervento psicoterapeutico corredato di Training Autogeno. L’intervento, comunque, è piuttosto lungo e faticoso per il paziente in quanto, la matrice è nel profondo, e non né l’hic et nunc, come potrebbe sembrare ed una tecnica come il T.A. (Training Autogeno), difficilmente può essere sufficiente. Per chiarificare meglio, l’idea di un intervento psicoterapeutico, cito un caso da me seguito:

Breve anamnesi: ragazza di 25 anni, convive da tre anni con un buon rapporto relazionale e con il compagno hanno deciso di sposarsi tra 6 mesi, livello culturale universitario, dipendente con funzioni manageriali, figlia unica genitori uniti. La signorina viene da me, dopo circa un mese dagli attacchi di panico che ha tentato di gestire anche con degli psicofarmaci. Apparentemente, il quadro clinico oggettivo, non motiva il sintomo, ma bisogna capire di più.

La ragazza, ha iniziato i preparativi e l’organizzazione del matrimonio da due mesi, ed il disagio insorge da un mese. È evidente che il fulcro del problema è nel matrimonio anche se desiderato e richiesto da entrambi. Perché, quindi, l’attacco di panico? Da un percorso psicoterapeutico è emersa, dopo varie sedute, la paura di non farcela – come moglie – a conciliare tutto avendo introiettato il ruolo della madre (casalinga) che, al rientro a casa faceva trovare tutto pronto e tutto perfetto a lei ed al marito e, lei – in questo processo identificativo con la figura materna (comunque donna apprensiva) - non riusciva a vedere questa capacità vista la sua attività lavorativa   impegnativa, e con molte ore da trascorrere fuori casa. Dopo aver lavorato sulla Sua psiche nella Sua individualità e non a confronto (con altre figure di riferimento), insieme all’utilizzo del T.A. che Lei ha fatto nel tempo e con disciplina – come richiede la tecnica – il problema è rientrato. Risento ancora la paziente che oggi è felicemente sposata ed ha un bambino di un anno e, grazie ai benefici del passato, ha utilizzato il Training durante il parto che ha voluto fare con me (Reat: metodo chiamato “parto senza paura).

Ritornando agli attacchi di panico, esiste uno strumento, riservato ai professionisti di settore, denominato S.T.A.I. (State – Trait Anxiety Inventory copyright 1980 OS – Firenze) ed è costituito da un questionario, con 40 items, che misurano due tipi di misurazione dell’Ansia. L’ansia che il soggetto avverte abitualmente e quella presente al momento del test. Laddove il punteggio è molto elevato si ha l’indicazione della presenza di attacco di panico, più precisamente non vi è ansia, ma presenza di panico.

Prevenire un attacco di panico, però con un percorso adeguato doppio (psicoterapia e T.A.) la situazione può essere contenuta e placata. Un suggerimento immediato da dare è quello di far compiere subito degli ampi atti respiratori (inspirando profondamente con il naso ed espirando con la bocca) compiendo un numero massimo di 9 ripetizioni e cercando di ricercare mentalmente un’immagine gradita tipo : mare calmo, cielo azzurro e sole che riscalda la terra, o ancora montagne verdi, cielo azzurro e sole che riscalda la terra, o ancora montagne innevate, cielo azzurro e sole che riscalda la terra, a secondo delle preferenze del soggetto. Se si riesce a far questo, l’impasse critico viene superato abbastanza. È importante che il paziente abbia la consapevolezza che sanare la mente è difficile, in quanto l’inconscio, che non va di pari passo con l’Io (conscio), è sempre ostile ad abbandonare un sintomo che è un “qualche cosa” che gli appartiene ed a lui (all’inconscio) non dà né fastidio, né dolore: è un quid che possiede. Infine, non bisogna mai dimenticare che un sintomo psichico può insorgere proprio quando sembra che “tutto va bene”, in quanto è in quel momento che esso (il sintomo) ha la libertà di uscire.


Dott.ssa Maura Livoli
Psicologo, psicoterapeuta, sessuologo, psicoanalista
SITO WEB: https://www.psicologi-italia.it/psicologo/maura-livoli.html

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