
La psicoterapia ipnotica
ericksoniana appartiene alle scuole di psicoterapia
breve.
Con
orientamento breve si intende un trattamento non per
questo incompleto o interrotto, inteso come sola
ristrutturazione del sintomo. Molto spesso infatti il
trattamento ipnotico viene associato come complemento
alla psicoterapia in quanto Erickson per primo ha
sperimentato l’intervento focale breve quando
l’approccio psicanalitico prevalente negava la
possibilità di cambiamenti stabili e duraturi con
interventi brevi (Gislon, 2001).
Il
compito del terapeuta che utilizza l’ipnosi ericksoniana
è quello di facilitare la mobilizzazione di risorse
interne di cui il paziente è già portatore
inconsapevole, a livello della mente inconscia, e che il
particolare clima comunicazionale ipnotico rende solo
più accessibili, eludendo le convinzioni limitanti della
mente cosciente.
Attraverso l’impiego dell’ ipnosi ericksoniana i tipici
schemi associativi coscienti possono essere
temporaneamente sospesi o “messi in parentesi” per un
certo periodo attivando tutta un serie di risorse
inconsce (immagine, credenze, pensieri) che il paziente
non pensa nemmeno di possedere.
Il
circolo vizioso della sintomatologia del panico è
infatti associabile a un’ alterazione dello stato di
coscienza che avviene spontaneamente ed improvvisamente
senza che il soggetto se ne renda conto, un fenomeno di
dissociazione spontanea ed automatica.
Quello che accade alla persona che sperimenta il panico
è un vero e proprio processo di auto-ipnosi spontanea
dove si sviluppano alterazioni dello stato di coscienza
come ad esempio le distorsioni spazio-temporali, il
dialogo interno catastrofico-rimuginativo, le vivide
immagini mentali, l’ipersensibilità somatica e l’ansia
anticipatoria.
Attraverso la dissociazione ipnotica, come descritta
nella teoria neodissociativa di Hilgard (1977) è
possibile per lo psicoterapeuta che utilizza l’ipnosi
sfruttare una caratteristica comune a tutti gli
individui, e vistosamente marcata nella persona che
sperimenta il panico, per promuovere un cambiamento nella
sintomatologia espressa dal paziente.
Il
terapeuta che utilizza l'ipnosi non suggerisce soluzioni
dettate dal proprio bagaglio di credenze personali, o
dalle indicazioni prefissate e standardizzate del
modello teorico della mente abbracciato dal terapeuta
stesso ma, attraverso l’utilizzazione delle regole
individuali e personali del suo interlocutore lo può
guidare al di fuori della situazione problematica che
sta vivendo.
La
comunicazione terapeutica è infatti orientata , sia con
interventi diretti (osservazioni, suggerimenti
paradossali, esplorazioni verbali con il metamodello),
sia con interventi indiretti con o senza trance
formale(metafore,analogie) a ricalcare e guidare il
paziente alla rottura di vecchi o stereotipi
schemi(cognitivi ed emotivi) disfunzionali di
percezione ed elaborazione della realtà, per poi
condurlo ad attivare le risorse ristrutturanti presenti
nel paziente stesso.
La
terapia mediante l’ipnosi è quindi un processo mediante
il quale aiutare le persone a utilizzare le proprie
associazione mentali, ricordi e potenzialità vitali per
raggiungere il proprio scopo terapeutico.