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La mia gabbia: l’attacco di panico

Stavi facendo una passeggiata, o stavi guidando per dirigerti al lavoro, o eri al supermercato quando all’improvviso hai avvertito un’accelerazione del battito cardiaco, sudorazione, tremori, sensazione di soffocamento e hai avuto paura di morire? Se ti ritrovi in questa sintomatologia è probabile che tu abbia vissuto quello che in gergo tecnico viene definito con il termine “attacco di panico nei luoghi pubblici”.

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione (DSM – V; Apa, 2013) l’attacco di panico si manifesta come un improvviso attacco di intensa paura o intenso disagio, che raggiunge il culmine in breve tempo (dai 10 ai 20 minuti) e comprende almeno 4 dei seguenti sintomi: palpitazioni, tachicardia, sudorazione, tremori fini o grandi scosse, fiato corto o sensazione di soffocamento, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, sensazioni di instabilità, testa leggera o sbandamento, parestesie (sensazioni di calore o di formicolio), brividi o sensazioni di calore, derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (sentirsi distaccati da se stessi), paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire.

La maggior parte delle persone che presenta una storia di attacco di panico in luoghi pubblici o nella propria abitazione, riferisce che la crisi si è manifestata improvvisamente e il primo pensiero è stato quello che si stesse verificando un infarto o di stare per morire. Anche gli attacchi successivi si presentano in maniera inaspettata. Ciò porta la persona a mettere in atto strategie di evitamento dei luoghi in cui si sono manifestati per la prima volta gli attacchi, con l’idea di poter controllare gli stessi. Altri individui si spostano solo in compagnia delle persone care, altre assumono dei farmaci. Il risultato comune è l’alterazione delle abitudini della vita quotidiana con una conseguente sensazione di disagio psico-fisico e di malessere.

I pensieri ricorrenti che preoccupano le persone con attacco di panico sono molto comuni fra loro, quali: cosa mi sta succedendo? Cosa posso fare? Perché proprio a me? Per quanto tempo ancora? Quale soluzione adottare per risolvere il problema?

Per rispondere a tali quesiti sarebbe bene rivolgersi a uno psicologo/psicoterapeuta al fine di comprendere la natura dell’attacco di panico e insieme al professionista trovare e costruire gli strumenti utili per recuperare uno stato di benessere.

Nella mia pratica clinica, considero la persona con attacco di panico come un individuo che soffre di difficoltà emotive che possono manifestarsi attraverso l’attacco di panico. Tale considerazione può sembrare scontata e superficiale, ma rappresenta il punto di partenza di un processo terapeutico efficace, poiché spesso la persona non riesce a spiegare a stesso cosa sta succedendo e gli altri non riescono a comprendere l’evento. Nel paziente e nei familiari si viene,
cosi, a creare una situazione ansiogena e di paralisi in cui non si riescono a spiegare le ragioni alla base dell’attacco di panico e non si sa più come intervenire poiché spesso le soluzioni adottate non hanno risolto il problema.

In tal senso, uno degli obiettivi che mi pongo nella mia pratica clinica è rintracciare la funzione
che il sintomo, in questo caso, l’attacco di panico in luoghi pubblici, svolge all’interno della vita del paziente. Il percorso terapeutico prevede, dunque, la riappropriazione dei vissuti emotivi e il
recupero del significato attribuito all’ansia attraverso la rinarrazione della storia personale;
l’attribuzione di nuovo significato alle situazioni temute, ai pensieri formulati in merito a tali
situazioni, e ai comportamenti messi in atto; la ricostruzione dei propri modelli operativi interni,
con acquisizione di consapevolezza che consentano lo sviluppo di cornici di pensiero e di
comportamenti funzionali e alternativi all’attacco di panico.

Dott.ssa Tindara Caprì
Psicologa
SITO WEB: www.tindaracapri.com

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