Riflettendo sulle dinamiche che
portano una persona a soffrire di ansia e panico si
possono fare alcune considerazioni importanti sul modo
in cui ogni individuo legge la realtà e attribuisce
significati diversi a identiche circostanze.
Sentiamo dei passi al piano di
sopra: se abbiamo la fantasia che si tratti di un ladro,
probabilmente avremo paura; se crediamo che siano i
passi del vicino di casa, allora ci sentiremo al sicuro.
Questo è un semplice esempio di
due interpretazione diverse della stessa "realtà" che ci
può aiutare a capire che bisogna sempre tener a mente
che la realtà come dato oggettivo non esiste ed ogni
tentativo di oggettivare totalmente la realtà risulta in
definitiva fallace.
Vi è mai capitato di assistere
ad un evento insieme ad altre persone e scoprire che
ognuno aveva una diversa versione di quello che era
accaduto?
Questo succede perché è proprio
la dimensione interna che carica la realtà di valore e
attribuisce significato all’esperienza; se cerchiamo di
arrivare ad un "punto della situazione" obiettivo e
concreto, commettiamo un errore pericoloso, cioè quello
di svuotare gli stimoli esterni della connotazione
emotiva che attribuiamo loro; ma gli stimoli si chiamano
così proprio perché stimolano qualcosa, muovono, danno
energia all’individuo.
Pensare alla realtà come a
qualcosa di definito e coerente può essere rassicurante,
ma bisogna sempre tenere a mente che, come esseri umani,
non possiamo altro che filtrare la realtà attraverso la
propria individualità.
La coerenza ha il difetto di
vivere di corrispondenze perfette, mentre la realtà
psichica è ancorata a dimensioni che non conoscono la
logicità scientifica ed è per questo che la
contraddizione è una parte inevitabile della nostra
vita.
Un altro esempio lo abbiamo da
uno dei test psicologici più noti al grande pubblico: il
test proiettivo di Rorschach. Egli aveva costruito una
serie di tavole sulle quali vi erano delle macchie di
inchiostro, colorate in maniera simmetrica ma senza
senso, che utilizzava mostrandole ai soggetti.
Davanti a queste macchie
venivano interrogati: la domanda loro posta era questa
"Cosa vedi?"; ebbene, nessuno percepiva la macchia solo
come una macchia di inchiostro; nessuno vedeva una forma
indefinita su un foglio.
C’era chi vedeva una farfalla,
chi un pipistrello, chi una donna che balla, insomma,
chi si confrontava con le macchie non percepiva solo lo
stimolo ma ne dava un senso, un significato che andava
ben al di là del semplice dato visivo.
Sembra quindi che una
caratteristica o, per meglio dire, una competenza tipica
dell’essere umano sia quella di donare un senso
narrativo alla percezione; percepire, immaginare, e
costruire storie sono funzioni in relazione tra loro, e
non capitoli distinti dell’essere umano.
Ed allora diviene comprensibile
che per chi attraversa l’esperienza della paura esterna
è necessario rivolgere lo sguardo verso la propria
costellazione emotiva riuscendo a cogliere quei
conflitti interiori che risultano inaccettabili, per
rendersi consapevoli delle proprie fantasie interne.
Questo vuol dire compiere un
viaggio nella propria psiche per potersi confrontare con
le proprie emozioni e riuscire a darne un senso.
Un inciso, peraltro da non
sottovalutare assolutamente: chi si pone davanti alle
macchie del Rorschach può sostenere di "vedere" una tal
oggetto, o può dire "che gli sembri di vedere" per
esempio un pipistrello: ebbene, la differenza è
notevole, in quanto denota la possibilità del cliente di
distinguere tra la realtà e l’interpretazione della
realtà che egli stesso gli attribuisce.
Allo stesso modo chi si rivolge
allo psicologo ha la possibilità di discriminare, di
differenziare le ipotesi che attribuisce alla realtà.
Questa considerazione aiuta a
eliminare un luogo comune piuttosto diffuso sugli
psicologi, quello che vede lo psicologo creare complesse
interpretazioni a partire dalle fantasie espresse dal
paziente, come se realizzasse una costruzione "barocca e
decorativa" sulla base di simbolismi universali.
Probabilmente una persona che si
rivolge allo psicologo utilizza delle categorie
piuttosto rigide per leggere la realtà, e ha difficoltà
a comprendere quanto determinate "certezze" siano
controproducenti nello sviluppare un processo di
sviluppo personale.
Riscrivere il copione della
propria vita, dunque, prendendo contatto con la realtà,
sperimentandoci nei rapporti per incontrare se stessi.