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In
genere ogni uomo è chiamato, lungo la propria esistenza,
ad affrontare dei cambiamenti di vario tipo:
professionali, affettivi o biologici che siano, essi
rappresentano certamente una sfida importante e talvolta
producono un alto livello di ansia.
Da uno
studio effettuato su un campione di 394 soggetti emerse
che gli eventi più stressanti per un individuo
risultavano essere i cambiamenti come la morte di un
coniuge, il divorzio, o la separazione; cioè tutte
quelle circostanze in cui avviene un distacco e siamo in
qualche modo costretti a riorganizzare la nostra
esistenza.
Generalmente l’esordio del disturbo di panico avviene
proprio all’interno di un contesto di cambiamento di
vita come l’inizio di una nuova attività, l’iscrizione
ad un’Università, un trasferimento in un’altra città, o
anche alle soglie di un matrimonio.
Momenti in cui gli abituali stili di vita possono
cambiare radicalmente, segnando un passaggio nella
storia dell’individuo, e portando in sé la paura del
nuovo.
Una
delle caratteristiche dei resoconti di chi soffre di
attacchi di panico è quello di essere caratterizzati da
una descrizione stereotipata del periodo precedente
all’insorgenza del disturbo: come se ci fosse una linea
ben marcata che segna la differenza tra lo stare
perfettamente a posto e il cadere nella patologia.
È come
se l’individuo si rifugiasse in una dimensione che ha
più a che fare con il mito che con gli avvenimenti
passati; descrive porzioni della propria esistenza in
espressioni lapidali: un’infanzia serena e spensierata,
un’adolescenza turbolenta, una vita integerrima: queste
ricostruzioni storiche però sono spesso traballanti ed
impediscono ogni possibilità di vera comprensione.
Quale
che sia il cambiamento da affrontare è bene prendere in
considerazione la considerazione secondo cui nulla
rimane lo stesso ad aeternum, eppure non è difficile
cadere nella trappola mentale di elogiare un qualche
tempo passato in cui tutto sembrava andare
perfettamente: i bei tempi andati: quando ci sentiamo
bloccati dobbiamo capire che è impossibile che ciò che è
nuovo non invecchi, che ciò che è funzionante non
s’inceppi, che tutto rimanga uguale a prima.
Ecco
perché Pier Paolo Pasolini scriveva in degli splendidi
versi che
“Solo
l’amare, solo il conoscere conta, non l’aver amato, non
l’aver conosciuto. Dà angoscia il vivere di un consumato
amore. L’anima non cresce più”.
Ebbene, sono tanti che si appassionano ai “consumati
amori”, a tutto ciò che è passato vivendo in maniera
inconsapevole il presente: quando il passato viene
utilizzato come punto d’appoggio per svalorizzare il
momento attuale allora sappiamo di stare commettendo un
pericoloso sbaglio poiché ci si lascia sfuggire tutte
quelle occasioni che sono davanti ai propri occhi.
Erich
Berne, padre della analisi transazionale, descriveva
questa sorta di autoinganno attraverso l’analisi del
mito della bella addormentata nel bosco: la principessa
si addormenta punta da un fuso ma dopo tanti anni il
principe la bacia e lei si sveglia e vissero felici e
contenti; con l’unico piccolo particolare che nella
realtà la principessa ha vent’anni di più, e li ha persi
dormendo.
Quella
della perdita è un tema scottante e molte volte una
delle principali motivazioni per cui si intraprende
un’analisi coincide con l’esigenza di ritrovare un
determinato momento in cui si sente di aver vissuto
pienamente certi aspetti della propria esistenza:
momenti che difficilmente possono essere ritrovati
poiché fanno parte della storia irripetibile di ogni
individuo.
Ciò
che è necessario capire in questi casi è che
indispensabile volgere lo sguardo verso il futuro
focalizzando l’attenzione sulle proprie possibilità
evolutive; ma per fare questo dobbiamo avere la capacità
di saper guardare al nostro passato capendo il modo in
cui lo si utilizza; questo permette di ritrovare un
nuovo equilibrio e l’accettazione di nuove forze in
campo: per dirla con le parole dell’antico filosofo
greco Eraclito, scoprire che “Panta rei”, tutto scorre.
Non è
un caso che la stessa psicologia dell’età evolutiva si
occupi non solo dei bambini, ma di ogni fascia di età
poiché ogni individuo si trova sempre in un processo di
evoluzione e di trasformazione.
Sono i
cosiddetti passaggi che ogni uomo è chiamato ad
attraversare: accanto ai cambiamenti biologici vi sono
cambiamenti psicologici che non possono essere che
alimentati dalle proprie scelte di vita.
Così
come il bambino piccolo impara a camminare reggendosi
sulle sue gambe ed abbandonando il procedere a carponi
così a livello psicologico diventa importante potersi
reggere proprie gambe e contare sulle proprie forze.
Quello
del passaggio diventa un tema fondamentale anche se
spesse volte è costellato di difficoltà ed imprevisti:
sono i momenti in cui è necessario rischiare la nostra
personalità ed accettare la sfida.
Non
tutti sono disposti a fare questo, e non è un caso che
culturalmente si sia spostata l’età dell’adolescenza ad
un tempo riservato agli adulti: adolescenza come terra
di mezzo, come quando “non sei né carne né pesce”.
È
forse proprio in queste rinascite dettate dal
cambiamento che l’individuo può avvertire con maggior
impeto la propria fragilità e la paura davanti alla
vita.
Ad un tratto è come se si dovesse fare un grande salto
nel vuoto, ma ciò di cui possiamo essere certi è che
questi salti nel vuoto non sono un rischio reale, ma
consentono una qualità della vita totalmente diversa.
Non è
difficile incontrare persone che si sono negate questi
passaggi, continuando con noncuranza a condurre la vita
di sempre, rimanendo fedele alla stesse premesse
iniziali.
Sono
poi quelle stesse persone che finiscono per accettare
tutta una serie di compromessi dolorosi con la faticosa
sensazione che “così è la vita”.
Ed
allora riconoscere, per dirla con le parole di Philippe
Petit funambolo e scrittore, che “I limiti esistono
soltanto nell’anima di chi è a corto di sogni”, vuol
dire tradurre la propria vita in un’arte dell’essere.
Occorre, insomma, attivarsi per poter
ridecidere della propria esistenza, riaprendo le porte
alla fantasia, alla creatività tenendo viva la fiamma
della propria energia vitale. |