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Paura di volare

Martina, per problemi di lavoro, deve frequentemente viaggiare in aereo. Lo fa con la morte nel cuore.

Quando è costretta a partire si riempie di psicofarmaci, con grande fatica raggiunge l’aeroporto ed infine sale sull’aereo. È letteralmente terrea in volto, le mani gelate, per tutto il tempo resta avvinghiata ai braccioli della poltrona con gli occhi chiusi e prega. Ma non riesce ad allontanare immagini di disastri aerei, anche se ci prova disperatamente. Teme che l’aereo precipiti e, al tempo stesso, teme di perdere il controllo delle proprie emozioni e di cadere preda di quell’ansia parossistica che troppe volte ha conosciuto e nelle quali le si annebbia la vista, si sente svenire, teme di morire, e cosa non secondaria, teme di fare una brutta figura di fronte alle altre persone, così disinvolte e tranquille. Non ci sono vie di fuga, prova claustrofobiche sensazioni di intrappolamento.

I viaggi sono un incubo, poi finalmente la vita riprende.

Il suo lavoro la interessa, non vuole rinunciarvi.
È una giovane donna all’inizio della sua carriera lavorativa. Ha una relazione segreta con un’altra donna, difficile da vivere liberamente in una piccola città di provincia.

Ha trent’anni e fin da ragazzina si è sempre innamorata solo di altre donne, ma sempre segretamente, temendo il giudizio dei propri familiari e l’ostracismo della comunità. Quando glielo domandano, e succede spesso, parenti, amici, colleghi, finge di avere un fidanzato in un’altra città.

Si è costruita una fitta rete di bugie, a difesa di una gran parte della sua vita.
Il segreto che protegge la sta torturando, vive nella finzione, non si sente autentica.
E tutto questo va avanti da anni.

 Da che ne ha memoria ha sempre avuto paura di volare, ma da qualche tempo la sua ansia sconfina nel panico.

Una notte fa un sogno che la colpisce molto: sogna una balena spiaggiata. Questo simbolo la emoziona, lei stessa si sente come quella balena, un possente animale reso impotente per il fatto di essere uscito dal suo elemento naturale. E’ una balena femmina, potrebbe nuotare libera nei mari, accoppiarsi, avere bambini, giocare e invece deve morire su una spiaggia sconosciuta.
Il simbolo della balena contiene vari significati anche opposti, come ogni simbolo.
Per Martina rappresenta la propria madre sentita come carente nella sua funzione materna, rappresenta sè stessa e la propria femminilità sentita come fallimentare in quanto faticosa, segreta, negata, vinta.
Nel lavoro di amplificazione del simbolo che segue, ricorda la fiaba di Pinocchio che era andato a cercare il padre inghiottito da una balena. Se il simbolo rappresenta analogicamente ciò che la donna sta vivendo, suggerisce anche un’apertura, una possibile strada da seguire, cercare il padre come fece quel mitico burattino.

Questo potente sogno le dà l’ispirazione e l’energia che la fa decidere di parlare con il padre, di cui teme un insindacabile giudizio. Decide di rivelarsi e di raccontare quanto si senta disperata di non poter vivere la sua vita alla luce del sole, di quanto si senta sola, senza la sua approvazione. La madre è meno temuta, in parte con lei si era confidata, non si era sentita respinta, ma sembrava anche sottinteso che avrebbe dovuto “guarire da una simile malattia”.
La reazione del padre è insperata, ne è addolorato, ma non la respinge e l’incontro finisce con un abbraccio. Da qui in avanti, gradualmente, non senza fatica, ma con convinzione, Martina inizia a rivelarsi sempre di più; per la prima volta prova l’emozione di poter comportarsi con spontaneità e naturalezza e anche le persone intorno a lei imparano a farlo. Si convince che il suo orientamento sessuale non è una malattia da cui guarire e anche chi le è vicino se ne convince.
L’aereo non la terrorizza più, tanto che affronta un viaggio di piacere, con la sua compagna, in un paese lontano.

Un sintomo, in questo caso l’ansia, nasconde sempre un problema.

Le sconvolgenti sensazioni del panico dicono quanto è forte la difesa da quanto si sta cercando di tenere lontano.  Il volo, è divenuta una situazione fobica.

L’oggetto fobico (l’ascensore… l’insetto… la piazza…) è investito di significati simbolici, un oggetto che per le sue caratteristiche può al meglio racchiudere i significati del problema: nel caso di Martina la paura di lasciarsi andare alle proprie emozioni (un volo ritenuto pericoloso), di legittimare i propri bisogni, e al contempo, la paura di manifestare quanto  si senta intrappolata  in quella ragnatela di bugie, di cui è diventata vittima, che le impediscono l’autenticità. Le emozioni premono per uscire e per essere riconosciute, il divieto imposto dalle difese fa sentire in una gabbia a cui non si può sfuggire. Panico.
Quella situazione circoscritta del “volo” rappresenta il compromesso meno disturbante per esprimere quello che si agita dentro.

Non vorrei dare l’impressione che il disturbo da attacco di panico sia di facile soluzione, a volte nasconde situazioni molto più complesse e pesanti di quella illustrata. Un comune denominatore tuttavia sembra essere una irrisolta dipendenza da figure di riferimento, i genitori, il partner, a fronte di un disatteso e desiderato, ma spesso inconfessato e temuto bisogno di libertà.

Dott.ssa Maria Gurioli
Psicologo/psicoterapeuta
SITO WEB: http://www.mariaguriolipsicoterapeuta.it

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