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Dott.ssa Laura Ravaioli >Visualizzazione spontanea di immagini anatomiche nel Training Autogeno (esercizio del cuore)
 
Visualizzazione spontanea di immagini anatomiche nel Training Autogeno - esercizio del cuore

Durante la mia breve esperienza con il Training Autogeno, ho potuto rendermi conto di come questa tecnica ottenga i suoi migliori risultati quando riesce ad essere “fatta propria” dai pazienti, che gradualmente imparano il proprio ritmo nello svolgere l’esercizio e si abbandonano o si guidano alle proprie immagini che favoriscono la calma e la serenità. Ho potuto così notare che alcuni pazienti alla formulazione “chiudo tra parentesi i pensieri, le preoccupazioni della vita quotidiane e le lascio scivolare via, come acqua sui tetti quando piove” provavano un senso di tristezza (la pioggia) che interferiva con il rilassamento, e già dal secondo incontro limito la formulazione a “chiudo tra parentesi i pensieri, le preoccupazioni della vita quotidiane e le lascio scivolare via”.

Ad eccezione di alcuni percorsi di gruppo specificamente indirizzati alla preparazione al parto, in cui inserisco una visualizzazione guidata all’inizio ed una alla fine,  come “cartina tornasole” del percorso fatto, preferisco dunque non sollecitare alcuna immagine, se non richiamare genericamente “un’immagine di calma e serenità”, in modo da limitare al massimo effetti suggestivi, chiedendo ai pazienti semplicemente di osservare il  proprio vissuto interiore e di riportare poi verbalmente le sensazioni fisiche, il vissuto emotivo ed eventuali immagini o pensieri che sono emersi durante l’esercizio.

Le visualizzazioni emerse durante l’esercizio del cuore mi hanno dunque incuriosito proprio per la loro spontaneità e per il fatto che i pazienti che le hanno riportate, presentano disturbi d’ansia in anamnesi o tratti ansiosi del carattere.

Sara (tutti i nomi sono- ovviamente- di fantasia) è una donna sulla quarantina, che si rivolge a me per intraprendere un percorso con il Training Autogeno in quanto desidera reagire ed avere uno strumento in più contro l’ansia.  Al colloquio psicodiagnostico riporta disturbo depressivo con occasionali  attacchi di panico per cui la paziente è in cura farmacologica da diversi anni.

L’esercizio del cuore, come altre volte riscontrato in persone con episodi di ansia, è vissuto in termini negativi ed è piuttosto difficile per la paziente; nella settimana successiva alla presentazione si verifica una reazione psicosomatica con fortissimi mal di testa che porta ad un ricovero ospedaliero, in cui è sottoposta a diversi accertamenti clinici tra cui TAC, che non riscontrano anomalie.   

Alla seduta in cui è presentato l’esercizio del plesso solare  la paziente trova molto piacevole l’idea di “avere un sole in pancia”   e ciò porta alla visualizzazione di un fascio giallo che dalla pancia irradia tutto il corpo;  ella riporta in questa occasione come visualizzazione anche un’immagine anatomica del cuore:

“rosso, con tutto il sangue intorno e le sue venature.. come un torace aperto, però non si muove, è immobile”.

L’immagine anatomica riporta per associazioni ad un libro di biologia studiato a scuola, ma l’interpretazione che questa immagine possa servire per difendersi dall’affettività e l’ansia collegati al suo particolare vissuto del cuore è accolta solo parzialmente e non è realmente “sentita” dalla paziente, che pur conviene che  “sì, è possibile”.

Immagini anatomiche analoghe nell’esercizio del cuore le ho rilevate in altre due pazienti, che hanno intrapreso la tecnica del training autogeno in  preparazione al parto.

Enrica ha circa 30 anni, è in attesa del primo figlio e ha una storia di attacchi di panico, curata con psicofarmaci e psicoterapia circa tre anni prima, associati a forte insonnia. All’inizio del percorso con il TA è presente un disturbo del sonno con risvegli durante la notte.  Con  il TA l’insonnia migliora in quanto la tecnica le permette di riaddormentarsi dopo essersi svegliata ed aver sentito il bambino che si muove nella pancia; dal colloquio emerge che  Enrica ha subito un grave incidente automobilistico con rottura dei denti e cicatrici nel viso ad oggi non più visibili, ma che le causarono vergogna ed imbarazzo al tempo dell’incidente, in un periodo- quello dell’adolescenza- in cui il rapporto con il proprio corpo è già di per sé conflittuale.

Enrica durante l’esercizio del plesso solare riporta un’immagine del cuore che pulsa, come se si trovasse davanti a sé, (esterno). All’esercizio in cui è presentato il cuore non è presente, ma avvertiva già chiaramente le pulsazioni sulle tempie e ciò determina probabilmente l’assenza dal gruppo. A fine percorso, Enrica ammette che è stato molto difficile tornare nel gruppo perché viveva gli esercizi con grande difficoltà e stanchezza.

Rebecca è coetanea di Enrica ed anch’ella alla prima gravidanza (non frequentano però lo stesso corso): si presenta come una persona decisamente estroversa e la sua ammissione, dopo qualche seduta,  di essere molto timida e di agitarsi moltissimo quando deve incontrare persone sconosciute sorprende il gruppo. Afferma di essere lunatica, ma non presenta disagio rilevante a livello clinico, ma  tratti ossessivi che la portano a disinfettare tutta la casa ed a coprire i mobili della stanza del nascituro con il cellophane al fine di evitare il posarsi della polvere. A fine corso emerge che il vissuto nell’esercizio del cuore e del respiro è piuttosto negativo perché associato ad un episodio in cui Rebecca aveva rischiato di annegare durante una prova di immersione subacquea.

Anche Rebecca riporta immagini spontanee di tipo anatomico del cuore, ma, come Enrica, con il solo soggetto del cuore-organo (differentemente dunque da Sara, che riportava anche l’immagine cruenta del torace aperto).

Tali immagini anatomiche credo trovino risposta e ragione nel vissuto soggettivo, legato alla storia personale delle pazienti, ma mi ha spinto a fare ugualmente alcune considerazioni di tipo generale, dato che in due delle tre pazienti vi è storia di disturbo d’ansia ed in una evidenti tratti ossessivi che sembrano essere la risposta ad ansia fobica.

Le risposte anatomiche sono nel test di Rorschach spesso interpretate come preoccupazioni dell’individuo circa il proprio corpo, oppure come il tentativo di nascondere le proprie sensazioni utilizzando un linguaggio tecnico “come a darsi arie da intellettuale” (Klopfer, 1998). Altri autori considerano le risposte anatomiche come indicatori di un più generale distanziamento dagli affetti, al pari delle risposte geografiche o di arte.

Si potrebbe ipotizzare che la visualizzazione spontanea di immagine anatomiche per queste pazienti, in cui il cuore rappresenta l’organo associato alle proprie precedenti esperienze di ansia, abbia la stessa funzione difensiva, col fine di allontanare ed oggettivare un’esperienza potenzialmente ansiogena come il percepire il proprio battito cardiaco.

Allo stesso tempo questa visualizzazione spontanea potrebbe però avere la funzione adattiva di avvicinare le pazienti all’esperienza del cuore, seppure cogliendolo nei suoi aspetti più fisiologici e meno affettivi, favorendo la rappresentazione mentale,  rendendola nel tempo più “familiare”, sempre meno sconosciuta e dunque meno angosciante.

 


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