
Durante la mia breve
esperienza con il Training Autogeno, ho potuto rendermi
conto di come questa tecnica ottenga i suoi migliori
risultati quando riesce ad essere “fatta propria” dai
pazienti, che gradualmente imparano il proprio ritmo
nello svolgere l’esercizio e si abbandonano o si guidano
alle proprie immagini che favoriscono la calma e la
serenità. Ho potuto così notare che alcuni pazienti alla
formulazione “chiudo tra parentesi i pensieri, le
preoccupazioni della vita quotidiane e le lascio
scivolare via, come acqua sui tetti quando piove”
provavano un senso di tristezza (la pioggia) che
interferiva con il rilassamento, e già dal secondo
incontro limito la formulazione a “chiudo tra parentesi
i pensieri, le preoccupazioni della vita quotidiane e le
lascio scivolare via”.
Ad eccezione di alcuni
percorsi di gruppo specificamente indirizzati alla
preparazione al parto, in cui inserisco una
visualizzazione guidata all’inizio ed una alla fine,
come “cartina tornasole” del percorso fatto, preferisco
dunque non sollecitare alcuna immagine, se non
richiamare genericamente “un’immagine di calma e
serenità”, in modo da limitare al massimo effetti
suggestivi, chiedendo ai pazienti semplicemente di
osservare il proprio vissuto interiore e di riportare
poi verbalmente le sensazioni fisiche, il vissuto
emotivo ed eventuali immagini o pensieri che sono
emersi durante l’esercizio.
Le visualizzazioni emerse
durante l’esercizio del cuore mi hanno dunque
incuriosito proprio per la loro spontaneità e per il
fatto che i pazienti che le hanno riportate, presentano
disturbi d’ansia in anamnesi o tratti ansiosi del
carattere.
Sara (tutti i nomi sono-
ovviamente- di fantasia) è una donna sulla quarantina,
che si rivolge a me per intraprendere un percorso con il
Training Autogeno in quanto desidera reagire ed avere
uno strumento in più contro l’ansia. Al colloquio
psicodiagnostico riporta disturbo depressivo con
occasionali attacchi di panico per cui la paziente è in
cura farmacologica da diversi anni.
L’esercizio del cuore,
come altre volte riscontrato in persone con episodi di
ansia, è vissuto in termini negativi ed è piuttosto
difficile per la paziente; nella settimana successiva
alla presentazione si verifica una reazione
psicosomatica con fortissimi mal di testa che porta ad
un ricovero ospedaliero, in cui è sottoposta a diversi
accertamenti clinici tra cui TAC, che non riscontrano
anomalie.
Alla seduta in cui è
presentato l’esercizio del plesso solare la paziente
trova molto piacevole l’idea di “avere un sole in
pancia” e ciò porta alla visualizzazione di un fascio
giallo che dalla pancia irradia tutto il corpo; ella
riporta in questa occasione come visualizzazione anche
un’immagine anatomica del cuore:
“rosso, con tutto il
sangue intorno e le sue venature.. come un torace
aperto, però non si muove, è immobile”.
L’immagine anatomica
riporta per associazioni ad un libro di biologia
studiato a scuola, ma l’interpretazione che questa
immagine possa servire per difendersi dall’affettività e
l’ansia collegati al suo particolare vissuto del cuore è
accolta solo parzialmente e non è realmente “sentita”
dalla paziente, che pur conviene che “sì, è possibile”.
Immagini anatomiche
analoghe nell’esercizio del cuore le ho rilevate in
altre due pazienti, che hanno intrapreso la tecnica del
training autogeno in preparazione al parto.
Enrica ha circa 30 anni, è
in attesa del primo figlio e ha una storia di attacchi
di panico, curata con psicofarmaci e psicoterapia circa
tre anni prima, associati a forte insonnia. All’inizio
del percorso con il TA è presente un disturbo del sonno
con risvegli durante la notte. Con il TA l’insonnia
migliora in quanto la tecnica le permette di
riaddormentarsi dopo essersi svegliata ed aver sentito
il bambino che si muove nella pancia; dal colloquio
emerge che Enrica ha subito un grave incidente
automobilistico con rottura dei denti e cicatrici nel
viso ad oggi non più visibili, ma che le causarono
vergogna ed imbarazzo al tempo dell’incidente, in un
periodo- quello dell’adolescenza- in cui il rapporto con
il proprio corpo è già di per sé conflittuale.
Enrica durante l’esercizio
del plesso solare riporta un’immagine del cuore che
pulsa, come se si trovasse davanti a sé, (esterno).
All’esercizio in cui è presentato il cuore non è
presente, ma avvertiva già chiaramente le pulsazioni
sulle tempie e ciò determina probabilmente l’assenza dal
gruppo. A fine percorso, Enrica ammette che è stato
molto difficile tornare nel gruppo perché viveva gli
esercizi con grande difficoltà e stanchezza.
Rebecca è coetanea di
Enrica ed anch’ella alla prima gravidanza (non
frequentano però lo stesso corso): si presenta come una
persona decisamente estroversa e la sua ammissione, dopo
qualche seduta, di essere molto timida e di agitarsi
moltissimo quando deve incontrare persone sconosciute
sorprende il gruppo. Afferma di essere lunatica, ma non
presenta disagio rilevante a livello clinico, ma tratti
ossessivi che la portano a disinfettare tutta la casa ed
a coprire i mobili della stanza del nascituro con il
cellophane al fine di evitare il posarsi della polvere.
A fine corso emerge che il vissuto nell’esercizio del
cuore e del respiro è piuttosto negativo perché
associato ad un episodio in cui Rebecca aveva rischiato
di annegare durante una prova di immersione subacquea.
Anche Rebecca riporta
immagini spontanee di tipo anatomico del cuore, ma, come
Enrica, con il solo soggetto del cuore-organo
(differentemente dunque da Sara, che riportava anche
l’immagine cruenta del torace aperto).
Tali immagini anatomiche
credo trovino risposta e ragione nel vissuto soggettivo,
legato alla storia personale delle pazienti, ma mi ha
spinto a fare ugualmente alcune considerazioni di tipo
generale, dato che in due delle tre pazienti vi è storia
di disturbo d’ansia ed in una evidenti tratti ossessivi
che sembrano essere la risposta ad ansia fobica.
Le risposte anatomiche
sono nel test di Rorschach spesso interpretate come
preoccupazioni dell’individuo circa il proprio corpo,
oppure come il tentativo di nascondere le proprie
sensazioni utilizzando un linguaggio tecnico “come a
darsi arie da intellettuale” (Klopfer, 1998). Altri
autori considerano le risposte anatomiche come
indicatori di un più generale distanziamento dagli
affetti, al pari delle risposte geografiche o di arte.
Si potrebbe ipotizzare che
la visualizzazione spontanea di immagine anatomiche per
queste pazienti, in cui il cuore rappresenta l’organo
associato alle proprie precedenti esperienze di ansia,
abbia la stessa funzione difensiva, col fine di
allontanare ed oggettivare un’esperienza potenzialmente
ansiogena come il percepire il proprio battito cardiaco.
Allo stesso tempo questa
visualizzazione spontanea potrebbe però avere la
funzione adattiva di avvicinare le pazienti
all’esperienza del cuore, seppure cogliendolo nei suoi
aspetti più fisiologici e meno affettivi, favorendo la
rappresentazione mentale, rendendola nel tempo più
“familiare”, sempre meno sconosciuta e dunque meno
angosciante.